Recuperiamo, non disperdiamo la nostra memoria

A che tipo di futuro ha diritto una città storica? Una città storica – come lo sono Venezia, Firenze, Roma , la   Torino delle Olimpiadi- è spesso specializzata nella gestione della cultura del passato. Il “museo-città”- qui ribadisco un concetto già espresso in altre sedi – è creato di solito attraverso lo spostamento d’uso della città, normalmente il centro storico, dalla sua logica destinazione di città attuale ad altre attività, quelle museali. Si utilizza cioè il fattore “produttivo arte”, considerandolo sempre disponibile in natura, salve naturalmente le spese di manutenzione e recupero. Fin qui il ragionamento è chiaro, il problema è che noi cittadini non riusciamo a vivere Napoli, né come città in quanto tale, né come luogo d’arte perché ci manca questa gestione, anzi siamo ben lontani da una vera cultura del passato. Mi chiedo: è un problema di persone in grado di di farlo, cioè capaci e competenti, di progetti, di metodologie, di mancanza di investimenti immediati? Queste domande se le pongono tutti quei cittadini che non vivendo di turismo, di vendita di cultura e idee, ritengono tuttavia del tutto legittimo e necessario vivere nella consapevolezza del luogo in cui vivono. Un particolare rapporto di conoscenza, di coscienza e di senso di appartenenza che qualifichi il cittadino nei confronti della sua città. Ripeto, tutto questo a Napoli manca. Se vi recate nel centro antico di Napoli, provate a chiedere a qualche ragazzino il nome del palazzo in cui risiede, la storia o perlomeno il nome della stessa via in cui lo incontrate. Il più delle volte il ragazzo vi risponderà con un alzata di spalle o che non ne sa nulla, anche se sta lì da tanto tempo e prima di lui i genitori, e pure i nonni. Cosa voglio dire? Molti dei nostri giovani mancano appunto della memoria storica. Non hanno alcuna conoscenza, coscienza e senso di appartenenza del luogo in cui vivono. A differenza invece dei ragazzi della periferia- Barra, San Giovanni, Scampia- dove c’era rabbia, si, ma anche tanta voglia di riscatto.

Bisogna ripartire dai giovani, ri-disegniamo progetti che li coinvolgano sempre più, offriamo loro non utopie, ma strumenti, risorse, incentivi per difendere il luogo in cui vivono, ad esempio anche come tenere pulito un tratto di strada o salvaguardare un monumento. Rendiamoli co-protagonisti nella gestione della rimonta della città, sin da piccini. Investiamo e realizziamo “musei dedicati”, per esempio alla tradizione della canzone napoletana, recuperiamo e non disperdiamo la nostra memoria. È una delle strade da battere, per il bene e per il futuro di Napoli

 Tina Giordano Alario

Scheda personale